Chi Siamo

Relazioni (in)finite nasce dalla consapevolezza che la fine di un amore può essere un evento molto destabilizzante nella vita di una persona. Nell’immediato, la sofferenza che si prova può essere così intensa da invalidare la quotidianità. Si può far fatica a iniziare la giornata, a dormire, a mangiare, a concentrarsi nel lavoro o nello studio, a coltivare la relazione con gli altri. Si possono provare emozioni negative intense ed invalidanti: tristezza, rabbia, ansia, insicurezza, sfiducia per il futuro… Nel lungo periodo, si può sviluppare un disturbo psicologico come la depressione, il panico, o sviluppare una qualche forma di dipendenza da sostanze, sessuale, dalle chat, dal gioco, dallo shopping, etc… Si può boicottare le relazioni, reiterare la scelta di uno stesso tipo di partner (tipicamente un narcisista), ricadere negli stessi errori o sviluppare un blocco affettivo e non credere più nell’amore. In casi estremi, alcune persone non riuscendo a gestire le emozioni che provano, possono compiere atti di autolesionismo, arrivare a togliersi la vita, a creare danni materiali all’ex o addirittura ucciderlo, come spesso la cronaca tristemente ci ricorda.

Nella società odierna la sofferenza si prova, quando un amore finisce, non è riconosciuta né tutelata. Quando una persona cara muore, ci sono dei riti che danno un senso e un limite al dolore che emerge. Ci si sente compresi, protetti, aiutati, facilitati nel superare quel momento. Mentre quando ci si lascia con qualcuno, nonostante si viva ugualmente una perdita gli altri sminuiscono quelle sensazioni. I tipici incoraggiamenti sono “morto un papa se ne fa un altro” “chiusa una porta si apre un portone” “chiodo schiaccia chiodo”. Le persone si aspettano che le emozioni negative provate, si sciolgano presto come neve al sole, che si torni velocemente allegr* e performant*.

Inoltre, i social network e le dating app hanno complicato le dinamiche e i disagi relazionali.  Infatti, se non è facile accettare la fine di un amore, anche se il partner spiega i motivi per cui vuole chiudere il rapporto e tutto viene messo in chiaro, quando scompare nel nulla, senza spiegare il perché, cioè fa ghosting, l’elaborazione della perdita si blocca, sulla non comprensione dell’accaduto. Il ghosting è una forma subdola di violenza psicologica non facile da metabolizzare. E cosa accade quando il partner fa zoembing, cioè torna dal mondo degli scomparsi, come se nulla fosse? Si è felici per il suo ritorno o si ha paura che possa allontanarsi di nuovo? E se torna e fa orbiting, inizia a orbitare intorno ai profili virtuali, visualizza le storie su instagram, facebook, gli stati di whatsapp ma non lancia intenzioni di rendere nuovamente concreto il rapporto, resta lì, come una presenza virtuale incomprensibile? O se di tanto in tanto manda dei piccoli messaggi, facendo breadcrumbing, senza far capire le sue intenzioni? Certo è, che il livello di confusione che si prova è notevole, e impedisce lo scioglimento del legame emotivo.

Non è facile elaborare la fine di una storia nemmeno quando è necessario chiudere la relazione, quando si è vittima di un tradimento o di una truffa affettiva o si subisce una violenza fisica o psichica, per esempio in caso di revenge-porn, stalking, o gaslighting, quando cioè il partner svaluta e manipola mentalmente l’altr* per il proprio tornaconto personale; o quando il partner fa quiet quitting cioè abbandona silenziosamente la relazione, mettendo in atto un atteggiamento di disimpegno, senza interrompere il rapporto, per usufruire dei vantaggi che derivano dal restare in coppia o infine quando si vive un rapporto tossico, come una dipendenza affettiva da un narcisista. Razionalmente può essere facile comprendere il da farsi, ma sciogliere il legame emotivo può essere una mission impossible, anche dopo aver troncato.

Le persone possono rimanere bloccate a lungo nel ricordo di una storia d’amore anche quando hanno scelto di non viverla, perché c’era già una relazione in atto a cui non si è voluto rinunciare, o per difficoltà legate alla distanza o perché non si è avuto il coraggio di credere e lottare fino in fondo e si è deciso di interromperlo.

La verità è che ci sono amori che lasciano un segno indelebile, fatto di malinconia, delusione, rimpianti, insicurezza, mancanza di fiducia in se stess* e negli altri, difficoltà a credere nuovamente nell’amore. Le ferite subite possono continuare a sanguinare e a condizionare la vita per molto tempo o forse per sempre.

La nostra mission è aiutare le persone che sono state rifiutate, lasciate, abbandonate o chi ha dovuto rinunciare ad un amore e non riesce a farsene una ragione, a trasformare la cicatrice in un bellissimo tatuaggio.

Dopo una accurata valutazione del vissuto emotivo, attraverso interventi di sostegno psicologico o psicoterapeutici a seconda della necessità del paziente, aiutiamo le persone a elaborare la sofferenza provata, a far luce sull’accaduto, a dare un senso al proprio dolore, per migliorarsi dallo stesso, a ricucire le ferite del cuore, a riscoprirsi e rinascere, per riprendere in mano la propria vita.