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Archivio per categoria: Diario di Bordo

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figli minori

Coinvolgimento dei figli minori nelle nuove convivenze.

Maggio 8, 2024/in Articoli Francesca Gorini, Diario di Bordo, Famiglia/da Francesca Gorini
figli minoriNella società moderna, le dinamiche familiari sono soggette a cambiamenti sempre più complessi.
Uno dei dilemmi più rilevanti riguarda la gestione delle relazioni dei genitori separati e il coinvolgimento dei figli minori con i nuovi compagni dei genitori.
La separazione di una coppia è un evento emotivamente carico, e spesso le decisioni riguardanti la custodia e il mantenimento dei figli possono diventare contese.
In molti casi, una delle questioni più delicate riguarda il coinvolgimento dei figli con i nuovi partner dei genitori.
Le ragioni dietro la reticenza dei genitori separati nel permettere ai figli di frequentare i loro nuovi compagni possono essere varie e complesse.
Innanzitutto, il timore che i figli possano soffrire ulteriormente a causa della separazione può portare i genitori a cercare di proteggerli da ulteriori cambiamenti e stress.
Inoltre, possono sorgere preoccupazioni riguardo alla stabilità delle nuove relazioni e alla possibilità che i figli sviluppino legami emotivi con nuove figure parentali solo per vederli spezzati in caso di ulteriori separazioni.
Dall’altro lato, è importante considerare il benessere emotivo dei figli derivante dal mantenere relazioni positive con entrambi i genitori, poichè essenziale per la salute emotiva e lo sviluppo dei bambini durante e dopo la separazione.
Questo può includere il sostegno e l’accettazione delle nuove relazioni dei genitori, purché siano costruttive e rispettose.
La legge può fornire linee guida generali per la gestione della custodia e del coinvolgimento dei figli con nuovi compagni, ma è essenziale considerare ogni situazione individualmente e lavorare verso soluzioni che siano nel migliore interesse dei bambini coinvolti.
Si segnala a tal proposito una sentenza della Corte di Cassazione,  (n. 23786 del 2004) con un impatto significativo sulla prassi giudiziaria relativa alle disposizioni riguardanti la convivenza dell’ex coniuge con il nuovo compagno.
La Corte ha effettivamente affrontato la questione della limitazione della libertà personale dell’ex coniuge nel contesto della convivenza con un nuovo compagno, ribadendo che il divieto di convivenza tra l’ex coniuge e il nuovo compagno può essere considerato una illegittima limitazione della libertà personale, a meno che vi siano circostanze eccezionali che giustifichino tale restrizione.
Ha sottolineato che, in linea di principio, l’ex coniuge ha il diritto di stabilire una nuova relazione e convivere con il nuovo compagno, a meno che ciò non arrechi un pregiudizio evidente e grave agli interessi dei figli o vi siano altre circostanze eccezionali che richiedano un intervento del giudice.

 

https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2024/05/figli-minori.jpg 683 1024 Francesca Gorini https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/06/RelazionInfinite.jpg Francesca Gorini2024-05-08 19:33:262024-05-16 10:10:11Coinvolgimento dei figli minori nelle nuove convivenze.

Superare il dolore dell’addio

Ottobre 26, 2023/0 Commenti/in Articoli Roberta Maggioli, Diario di Bordo, Separazione/da Roberta Maggioli

Quando si viene lasciati o si è costretti a chiudere un rapporto che non funziona, si attraversa un periodo di dolore. All’inizio, il malessere emotivo è impossibile da alleviare, nonostante i tentativi fatti per soffrire di meno. Alcuni saltano subito in una nuova relazione ma rischiano di provare sensazioni ancora più confuse. Non si può amare totalmente un nuovo partner se non si è elaborata la fine della storia precedente in quanto il cuore è ancora occupato dall’amore o dall’odio per l’ex. Altri soffocano le emozioni sviluppando una qualche forma di dipendenza che aiuta a non pensare e a non sentire. Internet, tv, alcool, psicofarmaci, droghe, cibo, shopping, gioco d’azzardo, sexting, sono solo dei palliativi per non provare dolore. Reprimere ciò che si prova può creare un blocco affettivo, oltre a sviluppare altri problemi seri, come una tossicodipendenza, alcoolismo, etc.

Cosa è meglio fare? Quando si deve lasciare andare un amore, che si è concluso in malo modo, per esempio con il ghosting,è fondamentale prendersi del tempo per riflettere, accettare e elaborare le proprie emozioni. 

Condividere ciò che si prova con qualcuno di fiducia permette di alleviare il senso di solitudine, ottenere supporto emotivo e un punto di vista diverso dal quale considerare la situazione. Le donne riescono ad aprirsi con maggiore facilità rispetto agli uomini che spesso si vergognano a parlare della sofferenza affettiva che provano. In genere sono più pratici, tendono ad agire più che a parlare. Preferiscono dedicarsi allo sport, a qualche nuova avventura anche sessuale.

Riflettere, comprendere i propri errori e quelli dell’altro, permette di apprendere dall’esperienza, per poter essere migliori in una relazione successiva. Un aiuto professionale può essere utile ad aumentare la consapevolezza di ciò che si è vissuto, soprattutto quando ci si sente sopraffatti dalle proprie emozioni, quando l’addio ha avuto un forte impatto sulla propria salute mentale ed è necessario dare un senso al dolore che si prova.

Oltre a condividere cosa è importante fare? E’ indispensabile prendersi cura di sé, della propria persona, implementare uno stile di vita sano, grazie all’esercizio fisico, a una dieta equilibrata, al mantenimento di un buon sonno, alla gestione dello stress che attanaglia dopo la rottura sentimentale.

E’ importante dedicarsi ad attività che piacciono, per cercare di mettere in pausa anche se per poco tempo la sofferenza che si sente. E’ centrale chiedersi: “cosa mi piace? Cosa mi piaceva prima della relazione con…? Cosa mi incuriosisce?”.

Il nuovo è sempre un potente motore che spinge avanti. Se il presente è intriso di malessere, stabilire obiettivi a breve termine dona speranza e dunque sollievo.  

Fondamentale è anche l’aspetto sociale: potenziare nuove amicizie o riscoprirne di vecchie, rafforzare il legame con tutte quelle persone che comprendono e sostengono.

Nel processo di transizione, dalla sofferenza a un nuovo equilibrio, a un nuovo modo di essere,  è essenziale essere pazienti, gentili e amorevoli con sé stessi. Perché l’amore per l’altro prende vita dall’amore per sé stessi.

 

 

Se stai vivendo la fine di un rapporto d’amore e hai bisogno di aiuto o solo voglia di condividere con me le tue esperienze o riflessioni in merito a questo articolo, contattami tramite messaggio al 335-5334721 oppure scrivimi una mail a questo indirizzo:

maggioli.roberta72@gmail.com

 

D.ssa Roberta Maggioli

Psicologa – Facilitatrice SoulCollage®

Studio a Rimini, Via Dario Campana 14

Dal 2020 colloqui online (tramite Skype o Zoom o Meet o Whatsapp)

 

https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/10/amorerifiutato2-scaled.jpg 2560 1706 Roberta Maggioli https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/06/RelazionInfinite.jpg Roberta Maggioli2023-10-26 09:15:022023-10-27 09:56:30Superare il dolore dell’addio

AMORI DIGITALI

Ottobre 14, 2023/0 Commenti/in Amore, Articoli Fabio Piccini, Diario di Bordo/da Roberta Maggioli

In un’epoca in cui la tecnologia continua a spostare e confondere il confine che esiste tra realtà e fantascienza, sta emergendo una nuova frontiera dell’ esperienza umana: provare desiderio o addirittura innamorarsi di umanoidi creati dall’Intelligenza Artificiale.

Pensate al fiorire del consumo di Hentai 3D nel corso degli ultimi anni, al più recente caso Replika, o al fenomeno crescente dei cosiddetti fictiosessuali, giusto per fare qualche esempio. Certo, l’amore è sempre stato un’ emozione complessa e sfaccettata, capace di sfidare facili definizioni o limitazioni, ma nel mondo di oggi non è più limitato al regno delle relazioni umane.

L’ascesa dell’intelligenza artificiale e della robotica hanno dato vita al nascere di nuove forme di compagnia e di affetto, nelle quali gli esseri umani stanno creando profonde connessioni emotive con le macchine (avete visto i film Her, Ex Machina o Blade Runner 2049?).

Ma cosa spinge un umano a essere attratto di un umanoide fino a desiderarlo sessualmente? Le risposte variano, ma spesso ruotano attorno a qualità uniche che i “non umani” possono offrire: una bellezza e una passionalità che non risentono del passare del tempo, e ancora, lealtà e accettazione incondizionata, memoria e capacità di adattarsi (indefinitamente) ai bisogni dei loro partner umani.

Un avatar creato dall’intelligenza artificiale può ascoltare senza giudicare, essere affettuoso e disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e persino anticipare le nostre esigenze. Tuttavia, innamorarsi di un’Intelligenza Artificiale solleva anche profonde domande sulla natura dell’amore e della coscienza oltre, naturalmente al timore per comprensibili rischi e considerazioni etiche.

Può una macchina ricambiare davvero l’amore quando è semplicemente una proiezione delle nostre emozioni? Può un’Intelligenza Artificiale possedere una coscienza? Quali diritti e responsabilità abbiamo in queste relazioni? Sono domande ancora premature ma, mentre navighiamo in questo territorio quasi inesplorato, una cosa è chiara: l’amore (e il sesso) sono esperienze in rapida e profonda evoluzione.

Innamorarsi di un avatar sfida la nostra percezione di ciò che significa connessione ed estremizza i confini di ciò che significa amare. Che si tratti di un fascino passeggero o di un coinvolgimento più serio, ci ricorda che l’amore è, e sarà sempre, un mistero complesso e bellissimo.

A qualcuno di voi è già capitato di perdere la testa per un avatar creato da un’Intelligenzza Artificiale?

 

https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG-20231005-WA0015.jpg 896 1413 Roberta Maggioli https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/06/RelazionInfinite.jpg Roberta Maggioli2023-10-14 10:27:492023-10-19 12:39:25AMORI DIGITALI
procreazione medicalmente assistita

Procreazione medicalmente assistita

Agosto 2, 2023/in Articoli Francesca Gorini, Corte Costituzionale, Diario di Bordo/da Francesca Gorini
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https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/08/procreazione-medicalmente-assistita.jpg 788 940 Francesca Gorini https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/06/RelazionInfinite.jpg Francesca Gorini2023-08-02 20:04:512023-08-02 21:32:11Procreazione medicalmente assistita
soulcollage

Cos’è il SoulCollage®

Luglio 19, 2023/0 Commenti/in Articoli Roberta Maggioli, Diario di Bordo/da admin

Cos’è il SoulCollage®?

Il SoulCollage® è un metodo creativo e divertente ideato da Seena Frost, una psicoterapeuta junghiana americana che ha unito la sua passione per la spiritualità, per la psicologia e per la creatività.

Attraverso la tecnica del collage si crea un mazzo di carte facendosi guidare dall’intuizione e dall’immaginazione.

Ogni carta viene composta in maniera molto semplice: da una rivista si sceglie una immagine che colpisce, la si ritaglia e la si incolla su uno sfondo diverso. Poi, come da bambini si dava voce a uno dei giocattoli con cui si passava il proprio tempo, si fa parlare il “Nether” cioè la presenza principale, utilizzando la formula “Io Sono Colui/Colei Che…”. Infine, le si dà un titolo.

Dalle parole dei Nether emergono significati molto profondi su sé stessi.

Carta dopo carta si costruisce un mazzo formato da 4 semi (comitato, comunità, consiglio, compagni) ognuno dei quali riguarda una dimensione dell’essere (psicologica, sociale, spirituale e energetica). Ogni mazzo di SoulCollage® è unico perché contiene immagini che rappresentano i vari aspetti della personalità di chi le crea (es. essere dipendente), le sue emozioni (es. la tristezza), i suoi ruoli sociali (es. figlia), le sue qualità (es. amante dei Libri), ma anche le sue criticità (es. essere testarda). Comprende i luoghi (es. di vacanza), gli oggetti (es. un libro), le persone (es. amici), gli animali (es. il proprio cane), i personaggi vivi o morti (es. un cantante) che sono o sono stati importanti per la sua vita. Include gli archetipi, le immagini che appartengono all’inconscio collettivo ma che influenzano specificatamente la sua personalità (es. la guerriera). Infine, dopo una visualizzazione guidata, per ognuno dei 7 chakra, ogni persona crea una carta che fornisce indicazioni importanti circa quella sua area “psicosomatica” (es. si manifesta un pappagallo durante la visualizzazione focalizzata sul 5 chakra).

Il SoulCollage® è una pratica che aiuta a conoscersi meglio, ad esprimersi con autenticità, ad accettarsi. Migliora l’autostima e favorisce un rapporto migliore con sé stessi e con le altre persone.

Le carte servono per riflettere, per meditare e possono essere consultate su un qualche aspetto di sé. Il SoulCollage® è una tecnica divertente e adatta a tutti. E’ particolarmente utile nei momenti di crisi, come quando ci si lascia con qualcuno, si attraversa un momento difficile e particolarmente stressante, o si perde la propria creatività.

Ecco un esempio di una mia carta realizzata con il metodo SoulCollage® (con immagini libere dal copyright) e del messaggio che mi ha portato.

 

Titolo: Volo di farfalla (Seme comitato)

Io sono colei che respira l’aria di mare, sente il vociare dei gabbiani, il sale sulla pelle.

Io sono colei che si gode ciò che c’è intorno, qui e ora, ogni luce, suono, profumo, sapore, che sente il vento sulla pelle, che assapora ogni istante.

Io sono colei che è uscita dalla prigione, del dover stare sempre in casa, guardare la vita da una finestra, quando tutto era buio e incolore.

Io sono colei che si è tolta ogni maschera, mascherina che tappava la sua bocca, che la faceva soffocare, che ha rotto ogni catena di pensiero limitante.

Io sono colei che più che in passato, vuole volare, danzare sulla sabbia a piedi nudi, raccogliere conchiglie da colorare, cantare, ridere, passeggiare, assaporare ogni attimo di vita.

Io sono colei che sta bene con se stessa, che si è liberata da ogni prigione interna, che si apre all’immensità del mare e dell’infinito.

 

Se desideri conoscerti meglio o superare un momento difficile attraverso il SoulCollage® o hai solo voglia di condividere con me le tue riflessioni in merito a questo articolo, contattami tramite messaggio al 3355334721 oppure scrivimi una mail a questo indirizzo: maggioli.roberta72@gmail.com

 

D.ssa Roberta Maggioli

Psicologa – Facilitatrice SoulCollage®

Studio a Rimini, Via Dario Campana 14

Dal 2020 colloqui online (tramite Skype o Zoom o Meet o Whatsapp)

https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/07/soulcollage.jpg 788 940 admin https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/06/RelazionInfinite.jpg admin2023-07-19 11:09:142023-10-26 10:00:35Cos’è il SoulCollage®
insonnia come dormie bene in estate

Insonnia: i consigli della psicologa per dormire bene anche in estate

Luglio 9, 2023/1 Commento/in Articoli Roberta Maggioli, Diario di Bordo/da admin

Insonnia: i consigli della psicologa per dormire bene anche in estate

L’estate può essere una stagione particolarmente difficile per coloro che soffrono di insonnia, uno dei disturbi più diffusi nel mondo occidentale odierno. Una vera e propria patologia, spesso trascurata, che colpisce a tutte le età e che può presentare differenti cause, sia fisiche che psicologiche. Abbiamo intervistato Roberta Maggioli – psicologa e psicodiagnosta dell’ex Centro di Medicina del Sonno del poliambulatorio Nuova Ricerca di Rimini, autrice e co-responsabile di www.relazioninfinite.it – per capire cosa è l’insonnia – in particolare quella estiva – , perché si verifica, come prevenirla e trattarla.

Che cosa si intende quando si parla di insonnia? Che cos’è l’insonnia?
L’insonnia è un disturbo caratterizzato dalla sensazione soggettiva di un sonno insufficiente o poco ristoratore, che si manifesta per 3 o più notti durante la settimana e persiste per almeno un mese. Tipicamente l’insonne fatica ad addormentarsi o a mantenere il sonno durante la notte; o al mattino si risveglia precocemente rispetto al solito orario. Il disagio che avverte è molto spiacevole, un mix di rabbia, agitazione, senso di impotenza. Il buio della notte amplifica ogni sua preoccupazione: dal non riuscire a dormire, al non poter essere sufficientemente performante l’indomani, ai timori sulla propria salute, ad ogni aspetto di sé irrisolto. Tutto questo lavorio mentale determina una tensione fisica che allontana ulteriormente il suo sonno. Il giorno seguente, l’ansia anticipatoria (“e se non dormo nemmeno questa notte?”) determina uno stato di allerta che al momento di coricarsi rende difficile l’addormentamento, in una sorta di circolo vizioso dell’insonnia.

Quali altri ripercussioni diurne determina l’insonnia?
Dopo un sonno scarso o insoddisfacente, l’insonne sperimenta malessere, stanchezza, sonnolenza, difficoltà di attenzione, concentrazione e memoria, condizioni che diminuiscono la sua capacità lavorativa. Può cercare di mantenersi vigile e “carico” attraverso il ricorso a cibi e bevande energetiche (come il caffè, la cioccolata, le bibite, i carboidrati, ecc.) che però peggiorano il suo stato emotivo già precario. Infatti, dopo non aver dormito sufficientemente, può sentirsi irritabile, arrabbiato, ansioso, depresso, emozioni che influiscono negativamente sulle sue relazioni interpersonali. A lungo andare, la sua qualità di vita diventa scadente.

Quali sono le cause dell’insonnia?
L’insonnia può essere un evento occasionale e transitorio che si manifesta per motivi banali come il jet-lag o dormire con qualcuno che russa. Oppure può nascere in un momento di crisi o forte stress, come quando si termina una relazione, si lavora troppo o si cambia occupazione, casa, città, nasce un figlio o muore una persona cara. Solitamente tende a ridursi spontaneamente nell’arco di qualche settimana ma in una percentuale minore di casi può diventare cronica, se persiste per oltre 3 mesi dall’esordio. L’insonnia può insorgere anche quando si svolge un lavoro notturno (come il fornaio, il portiere di notte, ecc.) o uno organizzato su turni che impone un frequente cambio di orario (come accade per medici, infermieri, poliziotti, ecc.). Ciò accade perché gli esseri umani possiedono una sorta di orologio biologico interno detto ritmo circadiano, che nell’arco delle 24 ore sincronizza le loro funzioni fisiologiche con la luce e il buio. Tipicamente siamo svegli e attivi durante il giorno e riposiamo durante la notte. Forzare ripetutamente il naturale ritmo veglia-sonno, può far diventare insonni. L’insonnia può rappresentare anche la manifestazione iniziale di problematiche psichiatriche serie come i disturbi dell’umore (depressione maggiore o disturbo bipolare) o concorrere nei disturbi d’ansia (per esempio il disturbo d’attacchi di panico, d’ansia generalizzato o post traumatico da stress) e in quelli da abuso di sostanze. Oppure può dipendere da una malattia fisica che causa dolore durante il riposo notturno o verificarsi dopo l’assunzione dei farmaci che servono per curarla. 

Ci sono altre condizioni che impediscono di mantenere il sonno e vanno indagate, come la sindrome delle gambe senza riposo, il mioclono notturno, il sonnanbulismo, le apnee ostruttive e centrali, il bruxismo. Solo quando l’alterazione del sonno si manifesta in assenza di altro, si parla di insonnia primaria. Negli ultimi anni inoltre è aumentato il fenomeno delle persone che riducono il proprio sonno per motivi lavorativi o ricreativi, non per ultimo per utilizzare i cellulari o i computer durante la notte.

Questa insonnia autoindotta, se all’inizio è ben tollerata e recuperabile, nel tempo può finire per auto mantenersi e diventare cronica. Inoltre, secondo uno studio recente, per ogni ora trascorsa di fronte a uno schermo durante il giorno, si riduce la durata del sonno notturno di una quantità compresa tra i tre e gli otto minuti.

Di quante ore di sonno abbiamo bisogno?

Il bisogno di sonno è altamente soggettivo. Non esiste un numero definito di ore che definisca “normale” il proprio sonno. La maggior parte delle persone dorme in media 7-8 ore per notte, ma c’è chi si sente fisicamente bene dopo averne dormite anche solo 4 (i cosiddetti brevi dormitori) e chi invece necessita di almeno 9-10 ore. Di insonnia vera e propria, soffre il 6-15% della popolazione, mentre alterazioni del sonno estremamente comuni che non soddisfano i criteri diagnostici in quanto a durata e distress, si manifestano nel 30-40% degli adulti. L’insonnia è più frequente nelle femmine, per i cambiamenti a cui sono sottoposte con la nascita di un figlio o durante la menopausa, ma con il progredire dell’età si verifica un riallineamento tra i sessi, perché nell’anziano, sia uomo che donna, avviene una modificazione fisiologica dell’architettura del sonno, che lo rende più leggero e meno duraturo.

Come si può superare l’insonnia?

Molte persone ricorrono ai farmaci senza approfondire in maniera adeguata la natura, le cause e i significati del loro disturbo. In realtà, un efficace trattamento dell’insonnia richiede innanzitutto un’approfondita valutazione della sua origine, della sua evoluzione, nonché un’analisi precisa dei principali fattori che contribuiscono al suo mantenimento e delle soluzioni tentate nel corso del tempo, a volte in maniera autonoma e con scarsi risultati. La valutazione clinica del sonno viene completata dalla valutazione psicologica, per comprendere se l’insonnia sia il sintomo di un disturbo mentale in atto, e dalla raccolta della storia medica e dei farmaci utilizzati, per chiarire il loro possibile ruolo nella difficoltà a dormire. Per questo motivo è centrale la collaborazione con un medico neurologo, che prescriverà anche una polisonnografia e dei farmaci quando necessario. 

Comprendere la natura dell’insonnia da trattare è centrale per superare il disturbo. Per questo motivo lo psicologo oltre al colloquio clinico utilizza dei test psicodiagnostici e il diario del sonno e una volta completata la diagnosi, indirizza la persona al trattamento ritenuto migliore per lei. Possono essere necessarie delle sedute di sostegno psicologico e di psicoeducazione in cui viene spiegato il funzionamento del sonno e “l’igiene del sonno”, cioè l’insieme delle cose da fare per eliminare quei fattori ambientali e comportamentali che impediscono di dormire. Per esempio, è assolutamente sconsigliato fare il pisolino davanti alla TV dopo cena, poiché “spreca” il momento dell’addormentamento in un tempo ed in un contesto non adeguato come il divano. Del resto alla sera gli obiettivi sono 2: staccare gradualmente con le attività giornaliere e seguire una corretta routine preparatoria per una buona dormita. E conoscere cosa facilita e cosa inibisce il sonno è utile a tutti, anche a chi non soffre di insonnia, perché ne previene l’insorgenza.

Fondamentale è poi l’utilizzo di tecniche di rilassamento, quali il rilassamento progressivo di Jacobson, il training autogeno, la meditazione o la mindfulness, perché determinano un abbassamento dello stato di coscienza, favorendo la capacità di lasciarsi andare e di addormentarsi più facilmente. Oppure può essere necessario un percorso psicoterapeutico vero e proprio, finalizzato a riprogrammare il sonno e/o a trattare il disturbo psichiatrico da cui l’insonnia dipende.

In estate si dorme meglio o peggio?


In estate si dorme peggio per motivi diversi, tanto da parlare di una vera e propria “insonnia d’estate”. Innanzitutto, le temperature elevate rendono il letto un luogo meno confortevole rispetto alle altre stagioni. La temperatura ideale per dormire bene si aggira intorno ai 18-20 gradi.

Un caldo oltre i 24 gradi favorisce i movimenti del corpo e i risvegli notturni. Inoltre, nel periodo estivo, le giornate si allungano e la maggior presenza di luce inibisce la produzione di melatonina, quell’ormone che favorisce il sonno e la cui concentrazione aumenta alla sera, appunto grazie al buio.

Quando arriva il momento di andare a letto può capitare che il corpo non abbia ancora prodotto la giusta quantità di melatonina che favorisce il sonno. Infine, nei mesi caldi si tende a svolgere un maggior numero di attività ricreative all’aperto, ad avere una vita sociale più intensa, a mangiare più tardi e quando ci si corica, in genere in tempi successivi rispetto all’orario invernale, può essere difficile prendere sonno, perché si è superato il momento conosciuto dal corpo per addormentarsi.

Cosa bisogna fare per dormire bene in estate?

Come negli altri periodi dell’anno bisogna cercare di andare a letto ed alzarsi sempre agli stessi orari. Non è un problema se di tanto in tanto c’è qualche piccola variazione ma è importante mantenere una linea generale. Durante il giorno occorre idratarsi in maniera adeguata (almeno due litri di acqua) perché la sensazione di sete può determinare dei risvegli notturni, ma allo stesso tempo è meglio non bere troppo alla sera perché può avere lo stesso effetto disturbante, in quanto la persona può essere costretta a risvegliarsi per andare in bagno. E’ necessario seguire un’alimentazione sana e bilanciata, più leggera alla sera, evitando i cibi elaborati e l’alcol, che spesso viene usato come un mezzo per prendere sonno ma che è assolutamente sconsigliato per vari motivi, non per ultimo per il rischio di diventarne dipendenti. Prima di coricarsi può essere utile farsi una doccia tiepida e scollegare gli apparecchi elettronici in camera da letto perché producono calore aggiuntivo. Inoltre, ma questo vale in tutti i periodi dell’anno, gli schermi luminosi non vanno mai usati nelle ore precedenti il sonno perché riducono la produzione di melatonina.

Quando bisogna chiedere aiuto?


La maggior parte delle persone sottostima l’importanza di un buon riposo notturno e l’insonnia nella grande maggioranza dei casi resta non trattata. Eppure, ci sono diverse teorie psicologiche che spiegano da tempo, quanto sia fondamentale dormire adeguatamente.

Una di queste è la “teoria del recupero”, secondo cui il sonno ci permette di recuperare energia fisica e lucidità mentale e l’insonnia impedisce dunque la nostra ricarica notturna.

Quindi, l’incapacità di dormire rappresenta un problema sanitario e sociale a tutti gli effetti, perché compromette la capacità lavorativa e la sicurezza alla guida. Sono note da tempo le correlazioni tra la carenza di sonno e il rischio di incidenti stradali: chi dorme 4 ore o meno ha un rischio quadruplicato di essere coinvolto in un incidente automobilistico ed è come se guidasse sotto l’effetto dell’alcol. La natura ha stabilito che un terzo delle nostre giornate sia dedicato al sonno ed impressiona rendersi conto che una persona a 75 anni ne abbia passati quasi 25 dormendo. 

Dormire è dunque una funzione essenziale per il benessere psico-fisico e il mio consiglio è quello di avere sempre molta cura del proprio sonno.

Se stai vivendo la fine di un rapporto d’amore, non riesci a dormire e hai bisogno di aiuto o hai solo voglia di condividere con me le tue esperienze o riflessioni in merito a questo articolo, contattami tramite messaggio al 3355334721 oppure scrivimi una mail a questo indirizzo: maggioli.roberta72@gmail.com

 

D.ssa Roberta Maggioli

Psicologa – Facilitatrice SoulCollage®

Studio a Rimini, Via Dario Campana 14

Dal 2020 colloqui online (tramite Skype o Zoom o Meet o Whatsapp)

Articolo pubblicato da Silvia Fabbri su : www.sanmarinotv.sm

https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/07/insonnia-come-dormie-bene-in-estate.jpg 450 600 admin https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/06/RelazionInfinite.jpg admin2023-07-09 20:02:082023-10-26 10:03:02Insonnia: i consigli della psicologa per dormire bene anche in estate
grazie per avermi lasciata

TI RINGRAZIO PER AVERMI LASCIATA

Giugno 5, 2023/0 Commenti/in Amore, Articoli Roberta Maggioli/da Roberta Maggioli

TI RINGRAZIO PER AVERMI LASCIATA

Quando il partner ci lascia, proviamo un dolore intenso, difficile da metabolizzare.

Sapere che l’uomo che amiamo e sul quale abbiamo investito sentimenti, tempo, aspettative, soldi, vuole cancellarci dalla sua vita, perché non andiamo più bene per lui, perché non abbiamo più il valore speciale di prima, ci crea una ferita emotiva molto profonda.

Il vissuto della fine dell’amore

All’inizio sperimentiamo confusione e smarrimento, non ci sembra possibile che l’altro ci stia abbandonando; poi sprofondiamo in un mix di emozioni negative, quali delusione, tristezza, vuoto, angoscia, ansia, rabbia, disperazione, che impiegano un po’ di tempo per riassorbirsi.

Possiamo temere di non poter vivere senza di lui, di impazzire, perché lo ritroviamo costantemente nei nostri pensieri. Sentiamo una forte mancanza di tutto ciò che era solito donarci e che arricchiva le nostre giornate; veniamo private delle abitudini condivise, dei progetti fatti insieme.

Possiamo provare rimorso o sensi di colpa per qualcosa che abbiamo detto o fatto, o non detto e non fatto: “Se solo avessi”, “E’ colpa mia”, “Perché non ho?”.

Sentiamo diminuire la nostra autostima e crescere la nostra insicurezza: lasciandoci, egli ha messo in dubbio il nostro valore, forse non siamo sufficientemente amabili per nessuno, soprattutto se nel corso della nostra vita, abbiamo sperimentato altri abbandoni. Nella nostra mente, predominano pensieri negativi su noi stesse: “Non valgo niente…”, “Non sono abbastanza…”, “Non vado bene”, “Nessuno può amarmi così come sono”. Viviamo un intimo senso di fallimento e precarietà e sentiamo di non avere più controllo sulla nostra vita. Il futuro assume contorni incerti e nefasti, mentre il passato, diventa un rifugio scomodo e doloroso, perché i ricordi, fatti di parole e frammenti di vita vissuta, ci fanno sprofondare nella più cupa nostalgia.

Le nostre emozioni sono ancora più difficili da elaborare, quando scopriamo che l’ex ci ha mentito, ci ha tradito o ci ha mancato di rispetto, oppure quando ci ha lasciato tramite il ghosting, cioè è sparito improvvisamente senza fornirci alcuna spiegazione. Tipicamente, ricerchiamo il senso del suo abbandono e, non potendo trovare delle risposte perché è irrintracciabile, non riusciamo ad andare oltre la sua scomparsa per molto tempo.

Quando il partner ci abbandona, non ci sentiamo vulnerabili solo emotivamente ma lo diventiamo anche fisicamente. Lo stress psicologico che sperimentiamo può determinare un abbassamento delle nostre difese immunitarie. Tendiamo ad ammalarci più frequentemente, perdiamo l’appetito, il sonno, la salute, almeno per un po’. Il nostro corpo può accusare dolori fisici vari e tensione muscolare. Il nostro viso assume un’espressione triste e scoraggiata, che ben esprime la sofferenza interiore che proviamo.

L’elaborazione della perdita

Solitamente, la metabolizzazione di una perdita avviene in maniera fisiologica, attraverso il susseguirsi di fasi intense: passiamo dalla fase iniziale di shock e confusione, alla depressione, alla rinegoziazione e alla rabbia. Il processo è particolarmente doloroso e non lineare. E’ come intraprendere una strada tortuosa in salita: molte emozioni negative si ripresentano, si sovrappongono, fino al loro completo riassorbimento e al sopraggiungere dell’accettazione dell’accaduto.

Superare un abbandono è una tra le reazioni più personali che esista, perché risente dell’influsso di fattori molteplici, quali le caratteristiche della relazione che abbiamo vissuto, non per ultima come è avvenuta la sua fine, e le nostre caratteristiche individuali, tra cui la nostra età, i nostri tratti di personalità, gli schemi interpersonali che abbiamo appreso fin dall’infanzia, se soffriamo o meno di un disturbo psicologico, se abbiamo vissuto in passato traumi che ci hanno segnato o altri addii.

Disgrazia o fortuna?

All’inizio questa esperienza può sembrarci una disgrazia, la cosa peggiore che possa capitarci. Al contrario, con il passare del tempo e se ben vissuta, può diventare un’occasione di profonda crescita personale e può insegnarci tanto sulle relazioni, sulla vita e soprattutto su noi stesse.

Nella solitudine del nostro dolore, siamo obbligate a guardarci dentro: a riconoscere i nostri errori ma anche a ritrovarci, a ristabilire una connessione con la nostra essenza più intima.

Chi sono io ora che fino a un attimo fa mi specchiavo nello sguardo amorevole dell’altro?

Dobbiamo ridefinire la nostra identità, destabilizzata dalla decisione dell’ex.

Dobbiamo prenderci cura di noi stesse, ricostruire le nostre giornate, sintonizzarci sui nostri bisogni, valorizzare le nostre capacita, riappropriarci dei nostri sogni, desideri ed ambizioni per ripartire verso nuove destinazioni.

Solo accollandoci la responsabilità del nostro benessere, la nostra sofferenza non sarà sprecata.

Continueremo a salire la strada intrapresa fino a raggiungere nuove altezze e nuove visioni, impensabili all’inizio di questo percorso.

In vetta, scopriremo di essere sopravvissute al dolore, di aver sviluppato le potenzialità che erano nascoste in noi, di aver consolidato una forza impensabile, oltre ad autonomia, indipendenza ed autenticità.

Con il passare del tempo comprenderemo di non aver subito solo una perdita, ma di aver ottenuto dei rimborsi e in alcuni casi anche dei lauti guadagni. Per esempio, uno dei primi aspetti positivi successivi a una separazione è il poter fare tutte quelle cose che il partner detestava e che ci impediva di includere nella vita di coppia. Inoltre, la libertà che ci è stata donata può permetterci di realizzare quei progetti più personali che avevamo sacrificato per il bene comune.

L’ex è la persona che ha reso possibile il nostro risveglio interiore, che ha contribuito all’attivazione della versione migliore di noi stesse. Lo abbiamo perso, abbiamo sofferto, ma ci siamo ritrovate e dopo che ogni legame emotivo con lui sarà reciso, saremo in grado di riconoscere e apprezzare totalmente il nostro cambiamento.

Quando il dolore blocca il processo

Tuttavia, quando la sofferenza diventa insostenibile e compromette lo svolgimento delle attività quotidiane, perché le rimuginazioni generano emozioni negative troppo intense, insonnia o comportamenti disfunzionali (abuso di farmaci, alcol, cibo o sviluppo di dipendenze dal gioco, dal sesso, da internet, etc…), e’ necessario chiedere aiuto.

Uno psicologo può intervenire per impedire che avvenga la cronicizzazione di un vero e proprio disturbo mentale. Può aiutare ad individuare i tentativi di auto-sabotaggio, tra cui superare la paura/certezza di non poter trovare un nuovo amore o il timore di soffrire ancora. Inoltre, quando si prospetta una nuova relazione, egli può sostenere scelte affettive più in linea con i propri bisogni, per evitare di ricadere in quei rapporti che riproducano l’esperienza abbandonica già subita.

Un intervento professionale di sostegno psicologico può favorire l’elaborazione e il superamento della perdita in maniera costruttiva e il recupero di un equilibrio stabile, in minor tempo.

Se ritieni di non aver superato la fine di una storia e senti di aver bisogno di un supporto psicologico per andare oltre, contattami per una consulenza al 335-5334721 (anche whatsapp) o scrivimi una mail maggioli.roberta72@gmail.com D.ssa Roberta Maggioli

https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/05/grazie-per-avermi-lasciata.jpg 400 495 Roberta Maggioli https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/06/RelazionInfinite.jpg Roberta Maggioli2023-06-05 08:00:032023-10-26 10:05:00TI RINGRAZIO PER AVERMI LASCIATA
truffe affettive on-line

Truffe affettive online, le azioni legali

Giugno 2, 2023/in Articoli Francesca Gorini, Diario di Bordo, Truffe affettive/da Francesca Gorini
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https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2022/12/truffe-affettive-on-line.jpeg 400 495 Francesca Gorini https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/06/RelazionInfinite.jpg Francesca Gorini2023-06-02 14:08:532023-06-05 07:50:13Truffe affettive online, le azioni legali
dipendenza affettiva

Dipendenza affettiva: SENZA DI TE NON ESISTO!

Maggio 31, 2023/in Amore, Articoli Laura Neri/da Laura Neri

SENZA DI TE NON ESISTO

La dipendenza affettiva.

Riuscire ad individuare il limite tra un’equilibrata relazione di coppia e uno stato di dipendenza affettiva non è sempre facile, l’autoinganno è sempre dietro l’ angolo, soprattutto per chi si trova coinvolto  emotivamente in un difficile rapporto con l’altro.

Partiamo dal presupposto che la dipendenza fa parte dell’amore, in quanto persona desiderante e amante, dipendo dal mio oggetto d’amore. Ho bisogno di te perché ti amo che si dovrebbe poter distinguere e discostare dal ti amo perché ho bisogno di te.

Ho bisogno di te perché ti amo / ti amo perché ho bisogno di te.

Questa modalità affettiva disfunzionale di impostare le relazioni spesso ha radici nell’infanzia, riuscire a individuare i meccanismi consci e inconsci che la sottendono permette di prendere consapevolezza e renderci liberi di poter scegliere di assumere  una posizione psichica maggiormente autonoma nei confronti del partner e di se stessi.

L’Amore parassitario

La persona che vive l’amore con questa modalità rischia di passare l’intera esistenza ponendosi in modo parassitario nei confronti del partner subissandolo di richieste di presenza e di rinuncia eccessive, alimentando  un pensiero ossessivo nei confronti dello stesso considerato spesso come unica ragione di vita.  
D’altra parte questa focalizzazione sul partner non fa altro che deresponsabilizzare il soggetto dipendente dal sostenere il proprio desiderio rispetto ad una soddisfazione altra.

La rinuncia ai propri sogni, obiettivi, interessi, la paura di cambiare e l’inibizione ad esplorare il mondo esterno al di là dell’ amore per il partner, non è solitamente contemplato o spesso vissuto come un tradimento nei confronti dell’amato, mentre, in realtà chi si sta tradendo, è solamente se stessi.  Io rinuncio alla mia vita e lo stesso richiedo a te affinché questo amore possa soddisfare ogni nostro bisogno, sembra  sia spesso il pensiero che sottende il mantenimento di questa posizione.


La ricerca di quella simbiosi che tutti noi esseri umani abbiamo goduto, coccolati e nutriti nell’utero materno, in molti casi sembra che il soggetto, una volta cresciuto, non possa  rinunciarvi, ricercando nella relazione con il partner, in modo deresponsabilizzante, che qualcuno  pensi a lui e gli permetta di non pensare a se stesso  distogliendolo dal sostenere il proprio desiderio.

Il dipendente affettivo

Le radici di questa modalità affettiva vanno ricercate nell’infanzia, il bambino da quell’utero materno in cui tutto era soddisfatto senza chiedere, una volta nato inizia ad esperire le prime naturali frustrazioni dovute al differimento tra richiesta e soddisfacimento del bisogno. Nel dipendente affettivo spesso riscontriamo che le prime relazioni dell’infanzia sono caratterizzate dalla trascuratezza dei bisogni emotivi primari, questa frustrazione precoce porta a vissuti di insicurezza e abbandono, bassa autostima che il soggetto cerca di compensare con il controllo ossessivo ed una identificazione con il partner con il fine di compensare le carenze affettive esperite nella relazione con i genitori. Tale modalità funge da cura indiretta di se stesso e per colmare quel vuoto di presenza.

Abitualmente il dipendente affettivo può essere attratto da persone problematiche verso le quali può mettere in atto il suo tentativo di sfida con l’obiettivo di redimere’, piuttosto che da partner equilibrati ,solitamente vissuti come noiosi e poco interessanti
Si troverà spesso invischiato in relazioni difficili in quanto tenterà con la messa in scena del teatrino già vissuto nelle relazioni genitoriali di cambiare il finale cercando di cambiare il partner.
Diventa indispensabile prendere consapevolezza della propria modalità disfunzionale di relazionarsi, capirne le origini per poter attuare un cambiamento

 

https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/03/dipendenza-affettiva.jpg 400 495 Laura Neri https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/06/RelazionInfinite.jpg Laura Neri2023-05-31 08:00:232023-06-05 07:49:48Dipendenza affettiva: SENZA DI TE NON ESISTO!
amore rifiutato

L’AMORE RIFIUTATO

Maggio 2, 2023/0 Commenti/in Amore, Articoli Roberta Maggioli, Canzoni, Diario di Bordo/da Roberta Maggioli

L’AMORE RIFIUTATO

A molti di noi è capitato di vivere un amore non corrisposto: di esserci innamorati di qualcuno che ci ha respinto. Possiamo aver accusato il colpo, provando una sofferenza superficiale, simile a un taglio fatto con la carta che dopo poco tempo guarisce, senza lasciare alcuna cicatrice. Oppure il rifiuto può averci riaperto una ferita dolorosa e profonda che ben conosciamo: se durante l’infanzia un famigliare ha adottato un atteggiamento rifiutante nei nostri confronti o crescendo alcuni partner ci hanno allontanato è molto più faticoso metabolizzare l’accaduto.

Dopo essere stati respinti è come se nella nostra mente si installasse un filtro che condiziona i nostri pensieri e i nostri comportamenti: metterci in relazione con gli altri diventa complesso. Per esempio possiamo essere inclini a cercare costantemente l’approvazione e il riconoscimento da parte delle altre persone e parallelamente sviluppare una vulnerabilità ad ogni commento e critica negativa che riceviamo. Possiamo fraintendere una gentilezza di un amico/a per un suo interesse romantico oppure sentirci respinti anche quando in realtà non lo siamo, scappando per primi. Possiamo cercare di compensare il profondo senso di solitudine e il bisogno di affetto che proviamo, volendo a tutti i costi una relazione, anche con qualcuno a cui non interessiamo o che non può darci quello che vorremmo per mancanza di compatibilità o perché già impegnato in una relazione. In alcuni casi, per la sua indisponibilità, lo/a idealizziamo e diventa per noi irresistibile, una vera e propria ossessione. Nonostante la quotidiana dose di frustrazione e dolore nutriamo una speranza incrollabile che prima o poi lo/a convertiremo al nostro amore. Scegliamo quel legame ad ogni costo per non sentirci senza valore come in passato anche se realisticamente è una relazione che non ha presente né futuro, in cui sostanzialmente replichiamo un copione che ci è famigliare e da cui non sappiamo uscire.

Le ferite psicologiche che conseguono ad un rifiuto non vanno fatte “infettare” perché rischiamo di sviluppare una sintomatologia di tipo depressivo.

Quando veniamo respinti, la nostra ragione non riesce a prendere le distanze dalla sofferenza che ne consegue. Proviamo una forte tristezza, ansia, disagio, senso di vuoto e/o rabbia che in rari casi può innescare gravi forme di aggressività, eterodiretta o autodiretta. Spesso la cronaca nera narra di partner respinti che cercano vendetta o che si fanno male.

Quando veniamo rifiutati immancabilmente sviluppiamo un atteggiamento estremamente autocritico, identificando tutti i nostri difetti e sviluppando la convinzione di essere inadeguati (per esempio “non sono abbastanza interessante per lui/lei”) arrivando a credere che vivremo sempre la stessa situazione (“nessuno mi amerà mai perché non sono interessante per nessuno”).

Riesaminiamo ogni istante della relazione alla ricerca del passo falso che abbiamo commesso (“non avrei mai dovuto…”), colpevolizzandoci e idealizzando l’altro come perfetto, unico a poterci salvare e che può legittimare il nostro valore. La convinzione profonda che sviluppiamo è: se avessimo fatto qualcosa di diverso avremmo potuto realizzare il nostro sogno d’amore.

Quando la nostra autostima comincia a sgretolarsi parallelamente iniziamo a costruirci (più o meno consapevolmente) una corazza per evitare di rivivere la sofferenza che abbiamo già provato. Iniziamo a isolarci, a fuggire dagli altri, alterando il nostro naturale senso di appartenenza.

Tutti questi pensieri e comportamenti in realtà non fanno altro che aumentare il nostro dolore, come se gettassimo sale sulla ferita.

Quando una persona che non ci vuole afferma: “non dipende da te, ma da me” è l’assoluta verità: non le interessiamo e semplicemente il suo volere va accettato. Se non ce lo dice, come nel caso del ghosting è una verità ancora più incontrovertibile oltre che una grande fortuna perché ci ha mostrato, dileguandosi, tutta la sua immaturità affettiva.

L’amore è un magico incontro in cui si allineano bisogni infantili, desideri, attrazioni fisiche e mentali, complicità emotive, stili di vita, aspettative e progettualità.

Veniamo respinti quando l’altro ritiene che non è possibile far combaciare questi aspetti tra di noi.

Se avete sofferto a causa di un rifiuto e avete bisogno di aiuto o solo voglia di condividere con me le vostre esperienze o riflessioni in merito a questo articolo, contattatemi al 3355334721 oppure scrivetemi una mail a questo indirizzo: maggioli.roberta72@gmail.com

 

D.ssa Roberta Maggioli

Psicologa – Facilitatrice SoulCollage®

Studio a Rimini, Via Dario Campana 14

Dal 2020 colloqui online (tramite Skype o Zoom o Meet o Whatsapp)

(Contenuto già pubblicato sul sito del Dottor Roberto Cavaliere: https://www.psicheeamore.it/?s=Amore+rifiutato)

 

https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/05/amore-rifiutato.jpg 400 495 Roberta Maggioli https://www.relazioninfinite.it/wp-content/uploads/2023/06/RelazionInfinite.jpg Roberta Maggioli2023-05-02 09:26:422023-06-05 07:49:57L’AMORE RIFIUTATO
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